Tornar su Vecchi Passi

Nella Provincia di Reggio Emilia, a Sud della via Emilia, vi erano delle strade che valicando il crinale appenninico, mettevano in comunicazione il versante reggiano con quello Toscano. Si trattava di semplici tracciati percorsi dai viandanti e dai carri, il cui transito nei tratti di montani era reso difficile dall’asperità del terreno od addirittura impossibile dal rigore delle stagioni e dalle nevicate improvvise.

Commercianti, eserciti, Viandanti e anche pellegrini erano i fruitori delle antiche Vie. Nel Medio Evo migliaia di pellegrini affrontarono, per terra o per mare, percorsi lunghi, difficoltosi ed insidiosi per raggiungere i luoghi della fede, in quanto i cosiddetti “cammini del cielo” costituivano il massimo fine esistenziale dell’individuo. Oltre alla famosa Via Francigena, un reticolo di percorsi minori si intrecciavano tra di loro; uno di questi passava da Canossa e proseguiva in direzione di Carpineti, Toano ed il passo San Pellegrino in Alpe.

Fabrizio Franceschi

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Visti da Vicino e da Lontano

L’occasione è quella di incoraggiare l’osservazione del territorio nel considerandolo sotto diversi punti di vista, un po’ come succede partendo appunto dall’alto con una osservazione estesa e scendendo sempre più in basso con una osservazione più ristretta fino ad analizzare quegli specifici particolari visibili solo da vicino.
Nell’audiovisivo si ipotizza un viaggio immaginario in mongolfiera che inizia dalla collina reggiana, all’alba di una mattina d’autunno e si snoda, durante le quattro stagioni, tra la pianura ed il crinale appenninico, per poi concludersi, ancora in autunno, dove era partito.
Le immagini sono relative ad ambienti naturali della provincia reggiana come alcune zone umide, aree collinari, zone montuose e di crinale; ambienti di grande interesse naturalistico ma sostanzialmente delicati e da sempre fortemente esposti ad impatti antropici pur presentando ancora una notevole biodiversità

Fabrizio Franceschi

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Nell’Acqua e nella Terra

Il nostro circolo è sempre attivo per mostrare le bellezze del nostro territorio.

ecco qui l’articolo della mostra “Nell’Acqua e nella Terra” allestita presso il centro commerciale Ligabue di Gualtieri.

Mostra Nell'Acqua e nella Terra

Fabrizio Franceschi

COMINCIAMO A CONOSCERE LA FOTOGRAFIA NATURALISTICA


La sensibilità verso la natura è una caratteristica da sempre presente nell’animo umano che, in forma più o meno accentuata da individuo ad individuo, ci consente di apprezzare e sentirci appagati dalla osservazione di varie manifestazioni naturali come ad esempio: un bel panorama dominato dalla cima innevata di una montagna, il sole che si spegne lentamente in un caldo tramonto, il volo ascensionale di una poiana che si perde alta nel cielo, il ronzio di un’ape laboriosa, le gocce di rugiada sui petali di un fiore; così proseguendo potremmo continuare a lungo la nostra lista e, quando crederemo di essere arrivati alla fine, avremo ottenuto un elenco di stimolanti opportunità per cimentarci con la fotografia naturalistica.

La fotografia naturalistica è un genere a parte di fotografia, difficilmente assimilabile ad altri per lo stimolo filosofico e morale che dovrebbe caratterizzarla, infatti, avvicinarsi alla natura con l’amore e l’interesse che la rappresentazione per immagini richiede, ci porta inevitabilmente a conoscerla meglio, rispettarla e difenderla, arrivando anche a rinunciare allo scatto quando questo potrebbe danneggiarla (per evitare esempio di provocare disturbo ai nidi quando gli uccelli sono in cova o stano allevando i loro piccoli).

La fotografia naturalistica diventa inoltre vera e propria arte quando come tale riesce ad esprimere emozioni e sensazioni trasmettendole agli altri, rivelandosi quindi come effettivo strumento di comunicazione col quale il fotografo non si limita alla mera rappresentazione della realtà che invece interpreta in maniera personale elaborandola col suo pensiero e filtrandola attraverso il suo bagaglio culturale e sensibilità emozionale.

L’aggettivo “naturalistica” implica che chi vuole praticare questo tipo di fotografia deve obbligatoriamente diventare naturalista, infatti, qui non servono solamente attrezzature e tecnica per eseguire riprese in natura: occorre sempre imparare qualcosa in più da chi ne sa più di noi sia che si tratti di paesaggi, animali, fiori, insetti o altro.

I soci del circolo fotografico Tannetum ormai da tempo ed in numero crescente con sempre maggiore impegno e passione, stano sviluppando questo tipo di fotografia grazie anche alla fattiva collaborazione con le Associazioni Ambientaliste presenti nella nostra provincia (LipU e WWF), promovendo corsi, workshop, uscite fotografiche e incontri , riservando particolare attenzione al nostro territorio, alla sua storia e all’ambiente che lo contraddistingue, con l’intento di stimolare l’interesse alla conoscenza e di chi osserva.

Per praticare la fotografia naturalistica non è per forza necessario raggiungere mete esotiche o lontane; la natura ci circonda ovunque, basta imparare a vedere le cose e spesso, quelle più piccole ed insignificanti, si rivelano essere le più interessanti e stimolanti.

Le immagini che sono a proporre vogliono essere testimonianza di quanto detto, motivo di riflessione, invito a guardarci attorno con occhi attenti e desiderosi di conoscere sempre animati da quella giusta sensibilità d’animo che ci consentirà di cogliere l’eleganza, la delicatezza, la forza e il fascino che si celano dietro il battito d’ali di una appariscente farfalla o di un pettirosso che vuole difendere, quale suo territorio, la mangiatoia che abbiamo posto in giardino.

Grazie a tutti per la gradita visita.

Fabrizio Franceschi