A quasi quarantacinque anni dalla strage alla stazione di Bologna, il 2 agosto 1980, quanto accaduto continua a rinnovare la propria richiesta di memoria verso le vittime innocenti di un terrorismo abietto, e verso la matrice neofascista che ha permesso una simile violenza.
La ferita inferta alla città ed ai suoi cittadini, lenita dallo scorrere del tempo, viene riattivata dal gesto fotografico di Manuel Romani e Gianfranco Salsi, che immobilizza lo spazio nello stesso modo in cui l’orologio in stazione – bloccato alle ore 10:25 – immobilizza il tempo.
La fotografia diventa allora spazio di respiro e ricordo, mettendo in dialogo gli scatti dei due autori con materiale d’archivio, gentilmente concesso dall’Associazione tra i familiari delle Vittime della strage del 2 Agosto 1980 alla stazione centrale di Bologna.
La mobilitazione collettiva ed il desiderio di non dimenticare le vittime si traducono in una riconquista degli spazi cittadini a partire dalle pietre d’ inciampo incastonate tra i sampietrini fino al corteo che ogni anni commemora la strage.
A far da sfondo alla mostra è il Fuori Orario, iconico locale e punto di ritrovo per la collettività reggiana (e non solo).
Un luogo centrale per il radunarsi dei giovani ospita quindi il ricordo di quelle vite stroncate troppo presto, chi vent’anni doveva ancora compierli e chi li aveva appena compiuti, che non potranno mai più attraversare questi spazi.
Francesco Fochi































