CIRCOLO FOTOGRAFICO TANNETUM

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Mostra fotografica “QUALI FANTASMI” per FOTOGRAFIA EUROPEA 2026

Mostra fotografica Collettiva dei soci del “Circolo Fotografico Tannetum” inclusa nel CIRCUITO OFF dell’edizione 2026 di Fotografia Europea 

Fantasmi del quotidiano è un invito a cercare le cose non viste e quelle invisibili, a prestare attenzione ai sussurri di ciò che è stato e di ciò che potrebbe essere, rivelando le storie silenziose che danno forma e guidano il nostro presente mentre aprono nuovi percorsi per l’immaginazione. Questa edizione di Fotografia Europea esplora anche la silenziosa durata della memoria: come i ricordi svaniscono, ma rifiutano di scomparire del tutto. Qui il passato non è scomparso, ma respira dolcemente nel presente. Il Circolo Fotografico Tannetum ha scelto di lasciare libertà di espressione e di ricerca ad ogni autore, intorno al tema evidenziato dall’organizzazione, per creare un proprio mini progetto personale, inseguendo emozioni e ricordi, dove il passato è ancora presente, facendo emergere presenze svanite ma ancora reali nella vita di chiunque, dove i luoghi hanno subìto la presenza dell’uomo, o peggio, luoghi dove uomini e donne hanno subìto l’annientamento da parte di loro simili.

Autori che espongono in questa mostra: Alessandra Milesi, Claudio Fontana, Claudio Reverberi, Fabrizio Franceschi, Filippo Umili, Flavio Umili, Giancarlo Ferro, Gianfranco Salsi, Gloria Bigi, Manuel Romani, Mario Mordacci, Raffaela Delli Gatti, Roberto Bigi, Sabrina Bassi, Vincenzo Sirica

Inaugurazione 2 maggio 2026

Sabato 2 maggio, il Circolo ha avuto il piacere di accogliere tanti amici, in occasione dell’inaugurazione della propria collettiva fotografica al Centro Mavarta. La mostra, dal titolo “Quali fantasmi”, si colloca all’interno del circuito OFF di Fotografia Europea 2026, che anche quest’anno è un appuntamento di rilievo per la nostra associazione. I nostri ringraziamenti vanno a tutti i presenti, che hanno mostrato interesse per le immagini e per i processi creativi che hanno portato alla loro realizzazione, un ringraziamento particolare ad Enzo Crispino, che ha saputo vedere nei nostri scatti una pluralità di punti di vista, richiamando emozioni e ricordi appartenenti sia alla sfera personale che a quella collettiva, infine ringraziamo la Giunta comunale di S. Ilario d’Enza ed il Centro Culturale Mavarta per il sostegno lungo tutto il percorso del nostro progetto.

Domenica 24 maggio, per il nostro circolo, si è conclusa anche l’edizione 2026 di Fotografia Europea, per noi è stato un percorso collettivo, dove però ognuno di noi ha rovistato tra le proprie memorie ed emozioni, traendone un piccolo racconto per immagini, che alla fine si è ben sposato con quelli degli altri soci.

Alessandra Milesi – Riflessi

Sono una Presenza fatta di Assenza.
Abitano i corridoi del silenzio.
Non hanno volto ma mille maschere.
Appaiono dal nulla e scompaiono in un battito di ciglia.
Sono presenze latenti che, anche se non vedi, non se ne vanno mai davvero.
Fanno parte del nostro quotidiano anche se spesso non ce ne accorgiamo.

Claudio Fontana – Dopo la conserviera Europa, il futuro: l’Istituto d’Arzo.

Andare a scuola in Italia è sia un diritto fondamentale, che un dovere civico.
Sancito dalla costituzione.
L’articolo 1 della Costituzione Italiana definisce l’Italia come una “Repubblica Democratica, fondata sul lavoro” e stabilisce che la sovranità appartiene al popolo, è il principio fondamentale che trasforma l’Italia in una Repubblica, nata dopo il referendum del 2 Giugno 1946.

Claudio Reverberi

Nelle nostre campagne, avvolti dalla nebbia o dalla neve, casolari disabitati, vecchie stalle o antiche latterie si perdono come fantasmi nel silenzio e nella lentezza della nostra pianura, quasi come a volersi nascondere dalla follia e dalla frenesia del presente.

Fabrizio Franceschi – Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia – Padiglione Lombroso

Fino alla metà del XX secolo il malato di mente era considerato “socialmente pericoloso” e di pubblico disturbo; i manicomi non erano tanto luoghi di cura, ma di segregazione il cui obiettivo era la tutela dell’ordine pubblico, non il benessere del paziente. Nei manicomi erano adottati metodi di contenzione e custodia fisica con l’impiego di dispositivi meccanici, nonché segregazione dei malati in celle di isolamento. La svolta in Italia arriva con la Legge 180 (Legge Basaglia) del 1978 che ha segnato la fine dei manicomi, stabilendo che il malato di mente ha diritto a essere curato nella comunità e non appartato.

La poetessa Alda Merini descrive la sua drammatica esperienza durante il ricovero, pronunciando un dolente atto di accusa contro la disumanità delle istituzioni manicomiali.

Il trauma iniziale della prima volta «Mi misero a letto, ma nessuno mi carezzò la fronte.
Anzi mi legarono mani e piedi».

La perdita dell’identità e il senso di abbandono
«Il manicomio è una grande cassa di risonanza dove il delirio diventa eco, l’anonimato misura, il manicomio è il monte Sinai, maledetto luogo di arrivo di ogni amore disperato».

Frasi tratte dal libro autobiografico
“L’altra verità. Diario di una diversa” di Alda Merini (pub.1986)

Filippo Umili

Ricordo che da piccolo, quando la mattina mi svegliavo, non serviva nemmeno chiamarla, bastava che accennassi un pianto “fasullo” e lei appariva.

Andando avanti negli anni, vedevo che ad ogni bivio, grande o piccolo che fosse, lei faceva sempre la cosa giusta.

Non ho mai conosciuto un’altra persona che avesse imparato a fare così tante cose e tutte utili nella vita quotidiana.

Alla fine, dopo anni nei quali i suoi sette figli si erano un pò allontanati tra loro, lei ha fatto in modo che si ritrovassero di nuovo intorno a lei, e così, ancora una volta, ha fatto la cosa giusta.

Flavio Umili

Sono presenze invisibili,
forme vaghe che non vediamo
o non vogliamo vedere,
ombre nascoste,
fantasmi silenziosi
del nostro quotidiano.

Giancarlo Ferro – A Cuba tra passato e presente

Cuba è un’officina a cielo aperto che sfida il tempo e la storia, l’anarchia creativa della necessità, per esempio, una vecchia macchina Americana del ’55 sopravvive grazie ad un pistone di un trattore Sovietico e tubi di gomma di recupero legati con fantasia. E’ un omaggio al “Meccanico di Strada” che senza pezzi di ricambio trasforma il ferro vecchio in leggenda marciante.

Gianfranco Salsi – Al di là di Staglieno

Questo progetto vuole enfatizzare la bellezza di queste statue che sembrano quasi reali.
Anche se sono monumenti funebri hanno la capacità di farci pensare a tutte le cose che abbiamo vissuto nella vita terrena.

Gloria Bigi – Incantesimo

Quando la mamma mi ha spiegato il tema di “Fotografia Europea” ho pensato subito ai “DISSENNATORI” del romanzo di Harry Potter. I dissennatori sono degli esseri molto malvagi che, con il loro bacio, prosciugano l’anima delle persone. Nella vita reale si potrebbero paragonare a cose molto brutte come la depressione, le malattie mentali o i lutti. Attraverso queste fotografie ho voluto rappresentare l’incantesimo del “PATRONUS”, che significa la luce, la guarigione, la vita e la felicità, in contrapposizione al male.

Manuel Romani

Nel corso della storia a causa di guerre, ingiustizie e persecuzioni, hanno pagato con la loro vita milioni di esseri umani innocenti, che da sempre, ogni giorno, ci impongono di riflettere sui loro sacrifici, sulle loro sofferenze e sulla loro prematura scomparsa, per non essere mai dimenticati, memorie del passato e monito per le future generazioni ora fantasmi del presente.

1- Monumento a Jan Palach e Jan Zajíc, Piazza Venceslao, Praga
2- Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen
3- Risiera di San Sabba Polizeihaftlager (campo di detenzione di polizia), Trieste
4- Museo-monumento al deportato politico e razziale nei campi di sterminio nazisti, Palazzo del Pio, Carpi

Mario Mordacci

Nel vecchio Eastern State Penitentiary di Philadelphia (US), camminando nei lunghi corridoi e visitando le celle, si prova un senso di angoscia pensando a quelle persone sole e in silenzio, che ti sembra di vedere, seppur invisibili, ma che percepisci presenti come fantasmi nel loro quotidiano di sofferenza. Immagini le migliaia di carcerati con le loro storie personali che hanno trascorso la vita o parte di essa chiusi in queste celle e uscendo dal carcere ti accompagna la sensazione che in questi luoghi il passato è più presente che mai.

Raffaela Delli Gatti

L’uomo quando abbandona la terra lascia dietro di sé una vivente immagine di se stesso. Impronte del passaggio umano al degrado rurale. Finestre aperte che ti aspetti l’affacciarsi di qualcuno. Ma la vita continua, l’edera si impadronisce di ciò che l’uomo ha costruito. Attraversando la campagna ti accorgi che echeggiano fantasmi.

Roberto Bigi – Rider

I quattro scatti vogliono riprendere una realtà invisibile: i RIDER attraversano le città come fantasmi, sempre presenti, ma raramente visti. Dietro ogni consegna vite precarie, diritti fragili e storie che restano in silenzio per paura di perdere anche quel poco che si possiede. L’idea è nata dalla lettura di un articolo recente su Repubblica che denunciava lo sfruttamento, da parte di grandi aziende come Glovo e Delivero, dei lavoratori controllandoli tramite geolocalizzatori e algoritmi pronti a penalizzare e punire chi non riusciva a mantenere i ritmi imposti. Sono stati scelti scatti dove i protagonisti non guardano nell’obbiettivo con la finalità di enfatizzare il senso di estraneità/invisibilità.

Sabrina Bassi – Il fantasma di cemento

Il “Mostro di Casalecchio” è un enorme seminario incompiuto e abbandonato negli anni 60, situato sulle colline bolognesi. La sua struttura in cemento armato, degradata e immersa nella vegetazione lo rende un luogo pericoloso, ma affascinante allo stesso tempo. La combinazione di abbandono, dimensioni imponenti e isolamento sulla collina fa sì che l’edificio trasmetta una sensazione spettrale, simile ad un fantasma di cemento che domina il panorama.

Vincenzo Sirica – Quali Fantasmi

“Un progetto fotografico che si è fatto in quattro”

C’è un momento preciso in cui una casa smette di essere un rifugio e diventa un guscio. Il progetto “Quali Fantasmi” esplora questo confine sottile attraverso una sequenza rigorosa di quattro immagini, cercando di dare un volto a ciò che resta quando la vita se ne va.

Il Racconto Visivo

In queste stanze, i “fantasmi” non sono presenze soprannaturali, ma tracce materiali che resistono all’oblio, i resti della nostra umanità che la casa continua a custodire. I veri fantasmi siamo noi, visitatori temporanei di spazi che un tempo credevamo eterni.

Nota dell’Autore

Con questo lavoro non ho voluto documentare un rudere, ma fotografare l’eco. “Quali Fantasmi” invita chi guarda a non cercare figure eteree tra le ombre, ma a riconoscere la propria fragilità, la propria impermanenza. Un contrasto forte tra la materia che resta e la vita che svanisce. Quella sensazione tangibile che la casa stia ancora aspettando qualcuno che non tornerà. L’osservatore non è più un estraneo, ma diventa colui che “percepisce” il richiamo degli oggetti, diventando quasi il destinatario di quell’attesa.

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